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| Sono
nati a Fraciscio |
Hanno
scritto di Fraciscio e dintorni |
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Giosuè CARDUCCI |
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| Giovan Battista MACCOLINO |
Dino BUZZATI |
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| don
Abramo LEVI |
Carlo CASTELLANETA |
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Beato LUIGI GUANELLA |
Fraciscio Personaggi |
| SACERDOTE
EDUCATORE FONDATORE della Congregazione delle Figlie di s.Maria della Provvidenza e dei Servi della Carità |
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Fraciscio (So) |
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| maggiori informazioni sul Beato Luigi
Guanella su: www.guanelliani.it www.donguanellafamily.org, il sito dell’Ordine dei Guanelliani. il sito delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza Opera femminile del Beato Luigi Guanella wwwcgfsmp.org |
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Giovan BATTISTA MACOLINO |
Fraciscio Personaggi |
| PITTORE NOTAIO e CONSOLE DI GIUSTIZIA |
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Gualdera di Fraciscio (So) |
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GUIDO SCARAMELLINI SIMONETTA CRIPPA I Macolino pittori chiavennaschi del Seicento Illustrazioni a colori e in bianco/nero - pp. 380 Centro Studi Storici Valchiavennaschi - 1994 ![]() L’unico pittore locale ad aver lasciato un’impronta significativa nella storia dell’arte del Seicento è Giovan Battista Macolino di Gualdera, il cui figlio omonimo continuò l’attività… |
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Le opere dei MACOLINO |
Fraciscio Autori |
| PITTORE NOTAIO e CONSOLE DI GIUSTIZIA |
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Giovan Battista Macolino
il vecchio (Gualdera di Fraciscio 1604 - Chiavenna 1673) Giovan Battista Macolino il Giovane (Chiavenna 1636? - Chiavenna 1696) Tomaso Macolino (Chiavenna 1640 - 1699) |
| Giovan Battista Macolino il vecchio | Giovan Battista Macolino il Giovane |
| IN VALLE SPLUGA Dalò, Chiesa di s.Michele - s.Michele arcangelo schiaccia il drago, olio su tela 184x118 Gallivaggio, Osteria del Santuario - Madonna del rosario con bambino, affresco 103x80 Pianazzo, Parrocchia di s.Maria Maddalena - Noli me tangere, olio su tela 150x118 San Giacomo Filippo, Chiesa di s.Guglielmo - s.Guglielmo eremita e i fedeli, affresco 235x475; s.Guglielmo e lo Sposalizio della Madonna, affresco 168x206; Madonna con il bambino tra s.Bartolomeo e s.Caterina, affresco 138x275; Madonna con il bambino e angelo, affresco (deteriorato) 168x103; Esequie di s.Guglielmo, olio su tela 227x462 San Giacomo Filippo, Parrocchia - Madonna con bambino, G.G e a:Rosiroli, affresco 194x288 ALTROVE OPPURE IN ALTRI LUOGHI Chiavenna - So (casa Pellizzari; chiesa di s.Giovanni; chiesa di s.Maria; ex-Chiesa di s.Giuseppe; Palazzo Pretorio; magazzini, sacrestia e tesoro della Collegiata di s.Lorenzo) Coloredo di Gordona - So (Chiesa dei ss.Anna e Francesco d’Assisi) Era di Samolaco - So (casa parrocchiale; Chiesa di s.Andrea di Montenuovo) Fontaniva di Arigna - So (sacrestia della Parrocchia dei ss. Carlo Borromeo e Matteo) Lierna - Lc - (Oratorio del Crocefisso) Montagna in Valtellina - So (oratorio della Parrocchia di s.Giorgio) Nobiallo di Menaggio - Co (Santuario della Madonna della pace) Paiedo di Samolaco - So (Chiesa di s.Francesco) Pigniu - Grigioni - CH (Parrocchia di s.Valentino) Prata Camportaccio - So (Parrocchia di s.Eusebio; Crotti di Berzo) Rasura - So (Parrocchia di s.Giacomo) Rueun - Grigioni - CH (Parrocchia di s.Andrea) Sagogn - Grigioni - CH (Parrocchia dell’Assunzione) Salouf - Grigioni - CH (Oratorio della Madonna del rosario nella Parrocchia di s.Giorgio) San Carlo di Chiavenna - So (Chiesa di s.Carlo) Santa Croce di Piuro - So (Palazzo della Giustizia) Sazzo - So (battistero della Parrocchia di s.Luigi) Sondrio (Palazzo Sassi, sede del Museo valtellinese di storia e di arte) Traversa di Gravedona - Co (Chiesa di s.Martino) Vella - Grigioni - CH (Parrocchia di s.Vincenzo a Pleif) Villa di Chiavenna - So (Parrocchia di s.Sebastiano) |
IN VALLE SPLUGA San Giacomo Filippo - Chiesa di s.Guglielmo - s.Guglielmo creato cavaliere, affresco 285xa75) ALTROVE Bette - So (Chiesa di s.Gregorio) Chiavenna - So (ex-chiesa di s.Fedele) Cola di Novate Mezzola - So (Chiesa di s.Antonio abate) Mese - So (Chiesa della Madonna delle grazie al Peverello) Mulegns - Grigioni - CH (Casa Rompani; Parrocchia dei ss. Gaudenzio e Francesco) Piantedo - So (Parrocchia di s.Maria nascente) Prata Camportaccio - So (Parrocchia di s.Eusebio) |
| Tomaso Macolino | |
Anche un altro figlio, Tomaso, fu pittore, seppure non come occupazione principale, che fu dapprima quella di musico di corte a Monaco di Baviera, poi amministratore delle ferriere del Fichtelberg in Baviera settentrionale per conto del duca di Wittelsbach. Caduto in disgrazia, morì di crepacuore sullo spirare del secolo. Un lungo lavoro di ricerca permette ora di togliere il pittore dall'"immeritato oblio in cui giace il suo nome" (Buzzetti) e di procedere nello studio e nell'individuazione di altre opere dei Macolino, quasi certamente presenti nella regione alpina compresa tra il Lario e il cantone dei Grigioni. |
Le opere dei MACOLINO |
Fraciscio Autori |
| PITTORE NOTAIO e CONSOLE DI GIUSTIZIA |
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Giovan Battista Macolino
il vecchio (Gualdera di Fraciscio 1604 - Chiavenna 1673) Giovan Battista Macolino il Giovane (Chiavenna 1636? - Chiavenna 1696) Tomaso Macolino (Chiavenna 1640 - 1699) |
Giosuè CARDUCCI |
Fraciscio Autori |
| POETA e SCRITTORE PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA |
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Poeta e critico letterario.
Dal 1860 al 1904 insegnò all’Università di Bologna, premio
Nobel nel 1906. Dopo una giovinezza repubblicana, si avvicinò alla
monarchia e ne divenne il “vate ufficiale”. L’opera poetica, dall’ispirazione
antiromantica e anticlericale delle prime raccolte (Juvenilia 1850-60,
Levia Gravia 1861-71, Giambi ed Epodi 1867-79) si svolge con le grandi
evocazioni storiche e i momenti d’intensa malinconia delle Rime Nuove,
1861-87, e delle Odi Barbare, 1877-1889, cosiddette perché tentano
di riprodurre in italiano la metrica quantitativa dei classici, fino alle
composizioni di tono celebrativo di Rime e Ritmi (1887-99). L’attività
critica concilia inquadramento storico e indagine stilistica. Degli spiriti
e delle forme nella poesia di G.Leopardi (1898), Il Parini Minore (1903),
Il Parini Maggiore (1904).
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Valdicastello (Lu) |
| Carducci ha amato profondamente il paesaggio alpino, scenario di alcune liriche (fra le altre, Mezzogiorno alpino, Cadore, Piemonte, Per l’ostessa di Gaby, Elegia del monte Spluga) e ha frequentato le località più rinomate delle Alpi, cadorine e valdaostane. Ma fra queste acquista un rilievo tutto particolare Madesimo in Valtellina che per diciassette anni (1888-1905) fu il suo soggiorno estivo per la cura delle acque e i bagni idroterapici. “Il soggiorno è ameno, in una bellissima valle alpina; ma freddo. Ciò non ostante ho cominciato i bagni […]. E poi cammino assai. Il vino è assai buono e non caro” (a Cesare Zanichelli ). “Io non sto allo Stabilimento, ma nella Villa Adele, che è il più bel fabbricato del luogo: ho una camera ben mobiliata, decentissima, comodissima, esposta non si potrebbe desiderar meglio” (a Giulio Gnaccarini, 28 Luglio 1888)Per le vacanze estive, Carducci soggiornò ripetutamente a Madesimo per 17 anni (1888-1905). Ricordo di quel periodo è la sua composizione Elegia del monte Spluga. |
| Per le vacanze estive, Carducci soggiornò ripetutamente a Madesimo per 17 anni (1888-1905). Ricordo di quel periodo è la sua composizione Elegia del monte Spluga. |
ELEGIA
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No, forme non eran d'aer colorato né piante
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Dino BUZZATI |
Fraciscio Autori |
| GIORNALISTA,
SCRITTORE E PITTORE |
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Scrittore, giornalista, redattore e inviato del Corriere della sera (sulle cui pagine è stato anche critico d'arte), è autore di una vasta produzione narrativa (Bàrnabo delle montagne, 1933; Il segreto del Bosco Vecchio, 1935; Il deserto dei tartari (il suo capolavoro), 1940; I sette messaggeri,1942; Paura alla Scala, 1949; Il crollo della Baliverna, 1954; Sessanta racconti, 1958, premio Strega; Un amore, 1963; Le notti difficili, 1971, di drammi (Un caso clinico, 1953) e di libri che nascono essenzialmente dall'incontro tra testo e illustrazioni, anch'esse opera dello stesso Buzzati (Poema a fumetti, 1969; I miracoli di Vai Morel, 1971). Allegorie inquietanti, spunti surreali, invenzioni fantascientifiche, dati di cronaca (o di pseudocronaca), che sembrano rimandare a possibili realtà rnetafisiche, coesistono nelle sue pagine, gravide di un'atmosfera magica, di un senso d'angoscia dinanzi alla paradossalità del destino. Buzzati coltiva le proprie idiosincrasie, restituendole in forme narrative e visive, dove l'avvenimento fantastico costituisce una possibilità di fuga dalla realtà piccolo-borghese. Spesso il “favoloso”dei romanzi di Buzzati nasce da motivi autenticamente fiabeschi, derivati dalla cultura dell'autore caratterizzata da un gusto nordico o addirittura “gotico".
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San Pellegrino (Bl)
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| Correva l’anno 1967. Pochi giorni prima dell’inaugurazione e dell’apertura della funivia del Groppera e della pista sciistica che da questa cima scende a precipizio, Dino Buzzati -in quanto appassionato e competente di sci e di sport alpini- fu inviato dal Corriere della Sera a Madesimo per seguire l’avvenimento. Il giorno dopo, come fondo sul maggior quotidiano d’Italia, uscì l’articolo di Buzzati. Era intitolato Il Canalone, un pezzo di alto giornalismo con il quale la pista, un’opera d’arte, veniva consacrata con il nome che ancora oggi porta. |
| IL CANALONE Si può presentare una pista di sci come un'opera d'arte senza cadere nella vuota retorica? lo penso di sì. E allora se i confini dell'arte sono ormai tanto elastici, è poi tanto irriverente definire capolavoro la pista dei Groppera sopra Medesimo? Se la sorvolate in elicottero, vi sembrerà soltanto uno dei tanti canaloni che solcano i fianchi di queste montagne, le quali non vantano straordinari splendori. Se invece la percorrete in sci, vi sentirete aprire a una travolgente meraviglia. Gli sciatori che me ne hanno parlato -e alcuni di essi conoscevano bene l'intero repertorio sciistico d'Europa- sono stati concordi: è la più bella pista delle Alpi. Infatti quando sono uscito dalla stazione sommitale della funivia, esattamente a 2.960 metri, e mi sono affacciato alla svasatura che precipita di sotto, la prima volta confesso di essere rimasto perplesso. Dal ballatoio non si può ancora scorgere l'enorme imbuto, ma se ne scorge appena l'inizio. E la pendenza e la livida penombra non lasciano presagire nulla di buono. Si mettono gli sci, si traversa a destra per una trentina di metri in scivolata diagonale, ci si immerge col batticuore nel baratro. La pista non è stata battuta, la neve non sarà assestata, le virate su di un pendio così severo saranno un problema. E se si cade dove ci si fermerà? Ma la neve tiene, benché non battuta, esposta a nord com'è, ha, fino a metà giugno, la perfezione tipica dell'alta montagna. Le concavità dei primo erto cunicolo lusingano i movimenti aiutando le curve con elastico rimbalzo da un versante all'altro. Ben presto la stazione della funivia scompare lassù in alto, ci si trova immersi nel cuore dei canalone. E all'improvviso le rocce, le creste, i contrafforti, le gobbe che da lontano parevano insulse forme, acquistano, visti da presso, una intrigante personalità. Che cos'è un canalone? Perché, rispetto alle piste aperte che sono la grandissima maggioranza, offre singolari voluttà? Il canalone è un corridoio, uno scosceso viale, una lunga prigione in cui si resta chiusi. Da una parte e dall'altra impraticabili quinte di rupi. C'è molto più carica di solitudine. C'è un gioco molto più fantastico di luci e di suoni: e c'è l'incanto della intimità, lo stesso che si assapora in parete, su per i grandi camini e diedri, intimità veramente simile a quella della nostra camera da letto; per cui le lingue di neve, le infossature, i macigni, gli aerei baldacchini assumono un'espressione pressoché umana. Si direbbe che qualcuno ci aspetti, che ci spii tra le rocce. Ogni angolo, cavità, anfratto, sembra invitarci a restare, promettendo misteriose beatitudini. Nei canaloni, non sulle pareti o sulle creste, vivono gli elfi, i gnomi, gli antichi spiriti della montagna. Attraverso il favoloso scenario, la pista si incurva, si allarga, spaziando in vertiginosi anfiteatri, si raccoglie a cucchiaio, concede respiro, poi si restringe di nuovo, si impenna come se dietro quella gobba si spalancasse un impossibile abisso. Ma anche l'erta strettoia fa di tutto per non scoraggiare come le curve sopraelevate dei velodromi felici, anzi trascina agilmente gli sci in armoniosi zig zag che riescono da soli. Quindi si allarga ancora in maestose cavee ciascuna delle quali ha una luce particolare, un'espressione e una atmosfera diversa dalle altre. Altri due canaloni sono giustamente famosi nelle nostre Alpi, tutti e due sopra Cortina: le Tofane e il Cristallo. Quello del Groppera (che brutto, zotico e inelegante nome però), li supera per potenza architettonica. Mille metri secchi di dislivello, tre chilometri e mezzo di percorso. Dopodiché il divino toboga si estingue a ventaglio su di un vasto pianoro. E qui riprende la febbre. Presto allo ski lift che riporterà su alla stazione intermedia della funivia, tornare in cima, rimettere gli sci, buttarsi ancora giù per il favoloso scivolo, scrivere sull'innominabile cateratta bianca irrigidita tra i dirupi, la nostra piccola fatua personale illusione. Fino a quando? |
don Abramo LEVI |
Fraciscio Autori |
SACERDOTE |
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Abramo
Levi è nato a Fraciscio di Campodolcino (So) nel 1920. Prete
nel 1943.
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Fraciscio (So) |
| . ABRAMO LEVI
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Al suo paese natale, Fraciscio, e alla sua
valle, la Val di Giüst, don Abramo Levi ha dedicato un libro:
Spartiacque. Il racconto si dipana lungo il sentiero che risale la
valle sotto al pizzo Stella, in Valle Spluga, e raggiunge il valico
-chiamato “il Vertice”- che segna lo spartiacque tra il bacino del
Mare del Nord e il Mediterraneo. Attraverso l’occhio di una cinepresa
e un misterioso manoscritto, si aprono, su vari piani, scene del passato
recente e di quello millenario della valle. |
| … «Vediamo come il nostro manoscritto
descrive la zona che stiamo osservando: Brulla, dalle rocce nude, aspre, lacerate dai ghiacci, tormentate dai venti, aperta a tutte le intemperie, questo valico che i montanari chiamano latinamente culmen, presentava anche nella piena estate, la visione desolata di una natura morta. Due laghi incastonati tra le livide rocce ricreavano alquanto col loro azzurro cupo l'occhio del viandante che vi si avventurava. Il Lago Nero da una parte, verso la Sosta, e il Lago delle Streghe dall'altra, verso Valpiana. D'inverno tutto spariva sotto la neve e i ghiacci. Solo una croce elevatavi nel mezzo dalla fede dei montanari segnava la via da passare e con le sue braccia tese proteggeva i viandanti dalla furia degli elementi». «Come mappa è un po' schematica -commentò il Battista quand'ebbe finito di leggere-. Qui ci sono parecchi altri laghi e laghetti, ciascuno con il proprio nome e la sua storia. Sennonché il manoscritto ha una sua storia da raccontare e in questa storia entrano solo questi due laghi: uno il lago della disperazione, l'altro della speranza. In mezzo, la Croce. Facciamo ora una verifica di tutta la storia raccontata nel manoscritto. Una storia di contrabbandieri fatta passare come una storia di cacciatori». «È da dire -a giustificazione del manoscritto- che al tempo di Piero e Raffaele il divario fra cacciatori e contrabbandieri a stento si sarebbe potuto notare. Né i contrabbandieri, e questo va da sé, ma neanche i cacciatori erano in regola con la legge. Porto d'armi, licenza di caccia eran frivolezze da signori per gli uomini di quel tempo. Il grande principio che governava la caccia era che, se si mirava giusto, l'animale selvatico cadeva anche se il cacciatore non aveva in tasca la licenza. Ma, a parte questo, ciò che riduceva ulteriormente il divario tra cacciatori e contrabbandieri era che sia gli uni sia gli altri lo facevano per ragioni di sopravvivenza, spinti da necessità, proprio come i cacciatori che in tempi antichissimi avevano trovato una specola sù al Pian dei Cavalli da dove controllare i movimenti della selvaggina. «Ma ora palpiamo il manoscritto per saggiarne i punti di minore resistenza, sfrondati i quali verrà fuori una storia di contrabbandieri invece che di cacciatori»... |
Carlo CASTELLANETA |
Fraciscio Autori |
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SCRITTORE e SAGGISTA |
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| Milano |
| Al suo periodo d’infanzia trascorso a Fraciscio, Castellaneta ha dedicato numerosi articoli su giornali e riviste. Uno dei più recenti e significati è quello apparso sul Corriere della Sera, intitolato: La mia Valle Spluga, in cui rievoca il ricordo della tragica ecatombe attuata dalle milizie nazi-fasciste su per le balze che portano al Lago Nero nei confronti di un gruppo di partigiani che si era aqquartierato all’alpeggio dell’Angeloga |
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LA MIA VALLE SPLUGA Quel paese, Fracisicio non lo
avevo mai sentito. Lo nominò la prima volta mio padre, un giorno
del 1942, per annunciare a me dodicenne e ai miei fratelli più
piccoli che saremmo sfollati lassù in montagna, per sottrarci
ai bombardamenti inglesi su Milano. |
Roberto Camerani |
Fraciscio Autori |
| REDUCE dal campo di sterminio nazista di Ebensee (Germania) TESTIMONE della Shoah |
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Cernusco
sul Naviglio (Mi) |
| Estensore prolifico di saggi, lettere, pensieri e racconti, in un suo breve scritto intitolato “Il Mestolo e la Baionetta” Camerani ci ha lasciato la testimonianza di una sua profonda e sincera amicizia contratta, negli Anni ’30, con un abitante di Fraciscio, alla quale rimarrà legato -anche per via di un ricordo che gli era stato lasciato- per tutta la vita. |
| IL MESTOLO E LA BAIONETTA Sul muro, appesi accanto, stanno un mestolo ed una baionetta. Talvolta sembra che i disegni misteriosi del destino vadano tracciando percorsi che, anche per le cose, s'empiono di significati profondi ed emblematici. Chi sostiene che le cose siano inerti e prive d'anima non sa che lo spirito permea il cosmo anche nei suoi più minuti recessi, molecole, atomi: spirito dell'anima nell'infinito più esteso del termine. Osservavo questi oggetti da qualche minuto mentre una buona musica riempiva il silenzio della casa nella notte. Guardando or l'uno e ora l'altro, lasciandomi cullare dolcemente dall'atmosfera che s'era diffusa nell'ambiente m'accorsi che essi non giacevano silenti come solitamente m'apparivano, anzi, avevano molte cose da dirsi e da dirmi talché ristetti incantato ad osservarli lungamente. Il mestolo, di legno, mi era stato consegnato molti anni addietro dal "facente custode" della casa natìa del Beato don Luigi Guanella che aprì gli occhi in Fraciscio, un bellissimo, solatìo paesino collocato ai piedi del Groppera in Valle Spluga. La baionetta appartenne a un mio zio: Aristide Sirtori che fece la prima guerra mondiale come soldato semplice nel genio zappatori. È una testimone della battaglia della Bainsizza. Osservandoli andavo pensando come due oggetti d'uso opposto e provenienti da opposte direzioni si fossero accomunati sul muro di casa mia per portare nella odierna attualità un messaggio fatto di incalzanti osservazioni. La guerra e la pace stavano lì immobili nel legno e nel ferro, l'uno e l'altro segnali di vita e di morte. Il mestolo che certamente fu sfiorato, afferrato, accarezzato da mani di donna nel necessario gesto del prelevare e versare farina gialla per quelle enormi polente che agli occhi di una prole numerosa e affamata dovevano apparire come "soli luminosi" nel gran baitone di Fraciscio, doveva, per suo destino, servire anche alla crescita di un Santo che con le sue opere alleviò e allevia, ancora oggi, con le sue numerose Case sparse nel mondo sofferenza, dolore e bisogni. La baionetta, stretta dal pugno dei guerrieri, ch'io spero non abbia mai avuto modo di infilarsi nel corpo di alcuno, anche perché la vedo non proprio acuminata né affilata, è, pur sempre, uno strumento di morte che nel suo significato più profondo ricorda quegli orrori dell'uomo che si oppongono alla sua santità. Ecco, legno ed acciaio forgiati per il bene e per il male ora giacciono qui, forse stanchi di ricordare ed anch'essi, avvolti nell'onda travolgente della buona musica, rilassano atomi e molecole nel "segno della Pace" che il silenzio della notte sottolinea con il sonno dell'Uomo. |
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Giovanni Battista Macolino nacque presumibilmente
nel primo decennio del '600, probabilmente a Gualdera, visto che di
Gualdera si dice il pittore nel cartiglio del suo primo quadro, ma a
Campodolcino mancano i registri di quel tempo per affermarlo con sicurezza.
Data l'omonimia, frequente sia a Chiavenna sia a Campodolcino (dove peraltro s.Giovanni Battista è il patrono), non è ancora possibile dire con certezza chi, quando e dove il pittore abbia sposato. Ebbe almeno 5 figli a Chiavenna. Il primo, Giovanni Battista, nacque nel 1638, come si deduce dall'atto di morte, avvenuta a Chiavenna il 14 maggio 1696. L'atto è importante perché ci fa sapere che in realtà erano due i pittori Giovanni Battista Macolino, padre e figlio: «Johannes Baptista Maccolinus pictor filius quondam alterius domini pictoris Johannis Baptistæ», cioè Giovanni Battista Macolino pittore, figlio senior, il quale aveva l’abitudine di firmarsi e, non di rado, di mettere la data. La sua produzione artistica fu molto ricca e anche se non fu eccellente. Giovanni Battista Macolino senior rimane comunque l'unico pittore di un certo rilievo nell'arte valchiavennasca, dignitoso artigiano, con taluni momenti di fresca e sincera vena. da www.vaol. |