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Questo articolo dal titolo "FRACISCIO CINQUANT'ANNI FA' "è
stato scritto nel settembre 1961 , alla data odierna (giugno 2002), si
può dire:
Com'era Fraciscio un secolo fa'
Gli
uomini, in questi anni, sono più che mai orgogliosi dei progressi
che hanno fatto. I successi della tecnica, compiuti alcuni anni fà,
ora, nel diffondersi, stanno cambiando i paesi e le città.
Ormai hanno cambiato aspetto anche a Fraciscio.
I giovani approvano e salutano con entusiasmo questa trasformazione; i
vecchi invece, sembrano faticare ad adattarsi perché hanno dei
ricordi che non riescono a dimenticare.
Cinquant'anni fà com'era Fraciscio?
Le casette basse erano tutte raggruppate su vicino alla chiesa. Tutte
avevano unito il fienile e, di notte, le bronze delle mucche e delle pecore
che ruminavano nella stalla, facevano compagnia a chi dormiva di sopra.
In mezzo alla piazzetta, la fontana distribuiva l'acqua a tutte le cucine,
e le donne, quando volevano sapere le novità del giorno andavano
ad attingere acqua. Attorno alle case c'erano i campi di segale, di frumento
e di patate; più lontano i prati verdi.
In primavera gli uomini seminavano , tagliavano il fieno e poi salivano
con le loro famiglie sugli alpeggi. In autunno, dopo il raccolto, le donne
battevano la segale e la portavano a macinare nel vecchio mulino in fondo
al paese. Con la farina ciascuno si faceva il pane e altre vivande per
la propria casa.
Prima dell'inverno si scendeva a Campodolcino a fare la spesa per tutta
la stagione, perché il paese era sprovvisto di negozi.
L'inverno era interminabile. Gli uomini lavoravano un pò nel bosco
e attendevano alle bestie. Le donne passavano la giornata con la rocca
ed il fuso tra le mani. Alla sera si raccoglievano in qualche casa più
riparata dal freddo, dove, attorno a una lampada ad olio, continuavano
il lavoro:
"...là, dietro le soffici rocche
che albeggiano in fila,
negli assidui bisbigli perduti
nei sibilo assiduo dei fusi ..."
Questi ricordi i nonni li raccontano ai loro nipoti per
consolarsi, e i nipoti, invece di comprenderli, sorridono di compassione.
T.P.
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