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LA GRAPPA NELLA VAL DI GIÜST

Come titolo di una tesina può sembrare banale, ma forse non conosciamo tutto quello che gira intorno alla "mia" valle, e a un distillato come la "nostra" grappa. Ho scelto appunto di parlare della Val S. Giacomo perché, seppur piccola, anch'essa ha una storia importante, e così ho voluto curiosare nel suo passato. Ho notato che molte famiglie povere emigravano per trovare lavoro verso Milano, Bergamo o nel Piemonte e il lavoro più praticato era quello di distillare grappa. Tra queste famiglie c'era anche uno zio di mia nonna, che se ne andò da Campodolcino per finire a Neive, un piccolo paese nella provincia di Cuneo, e aprì una distilleria. Il padre di famiglia portò avanti la distilleria fino alla sua morte (1933) poi fino al '45 prese in mano tutto la moglie, ma nel 1945, a 17 anni, toccò al figlio Romano Levi, che ancora oggi è l'unico, insieme alla sorella, impiegato nella sua fabbrica: "Questo lavoro all 'inizio lo svolgevo solo per portare a casa qualche soldo, ma poi è diventato quasi un hobby e ancora oggi distillo grappa!" ha dichiarato il grappaiolo Levi . Romano è l' unico a distillare ancora con alambicco a fuoco diretto, mentre tutti gli altri distillano a bagnomaria o a vapore. E' più rischioso, perché possono bruciare le vinacce, ma egli dice di avere un sesto senso che gli suggerisce quando bisogna attizzare il fuoco oppure quando va attenuato. Romano Levi produce la sua grappa in una casa che risale al 1800 circondato dal verde e dagli alberi; imbottiglia circa cinque mila bottiglie l' anno e disegna a mano una per una le etichette, che raffigurano fiori, piante, sole, ma la principale protagonista è la donna selvatica, una donna che ha lasciato un 'impronta importante nella vita del grapat; in altre ancora riporta delle poesie. Grappaiolo? Oppure artista, poeta, pittore? Romano Levi è in realtà un uomo che vive in perfetta sintonia con la natura, per la quale nutre un profondo rispetto!

                                  I GRAPAT DELLA VAL DI GIÜST

Per prima cosa apriamo una piccola parentesi: perché la Val San Giacomo viene chiamata la Val di Giüst? Si crede che gli sia stato affibbiato questo nome per via della giustizia che durante i quasi tre secoli del dominio grigione, gli abitanti della valle ebbero privilegio, a differenza degli altri comuni valchiavennaschi, di amministrare in proprio. Nell' 800, fra le attività commerciali sorte in Valchiavenna spiccano i burrifici e le distillerie. Inizialmente la grappa era molto diffusa come merce di scambio, ma poi si cominciò a commerciare. Melchiorre Gioia scriveva nel 1813 in un inedito che a Chiavenna c'era solo un mercante all' ingrosso di grappa per tutta la valle. Non dovevano essere ancora nati i "grapat" della Val San Giacomo, anche se con le loro ditte emigrarono presto in terre di vigneti e più comodi mercati. In mancanza di materia prima, quelli di valle, pensarono di dedicarsi a un tipico artigianato di trasformazione, importando da Chiavenna e dal piano le vinacce per lavorarle durante il lungo inverno. Una volta imparato il mestiere molti si recarono nella stagione invernale nella Lombardia e nel Piemonte a distillare acqua vite, ma alcuni raggiunsero anche la Val d'Aosta, il Veneto e l' Emilia. Da alcuni studi risulta che nel decennio 1824- 34 si producevano in media 1305 ettolitri di acqua vite, ma, purtroppo con l' andare avanti degli anni ci fu crisi, ma la situazione peggiorò nel 1891 - 92 quando gli ettolitri prodotti scesero a 210 in 48 distillerie, e nel 1895 - 96 quando 122 addetti ne distillavano 118. Intorno al 1870 quasi tutti i proprietari di viti avevano l'alambicco per la distillazione, ma a causa della forte tassa di fabbricazione, imposta proprio allora, si preferì sempre più usare le vinacce per l'ingrasso. Lo storico Don Pietro Bozzetti scriveva. "Ho celebrato con tutta la devozione pregando Dio di aver misericordia di questo popolo che non mi pare tanto cattivo, già rovinato col cessato commercio dello Spluga e colla finita industria nel distillare l'acquavite" ed aggiunse: se cessa l'industria della distillazione dell'acqua vite questa buona gente è ridotta ad un terribile bivio: o fame, o emigrazione. Tra Lombardia, Piemonte, val d'Aosta, Veneto ed Emilia, arrivavano a una cinquantina le distillerie fondate da gente della Val di Giüst. Le ditte più numerose erano quelle dei Della Morte, seguite dalle sette dei Ghelfi, e dalle sei dei Fanetti. Tre quelle sia dei Frantoli, sia dei Gadola, sia dei Levi; due quelle dei Curti, dei Trussoni, dei Vener; una ciascuno per gli Andreoli, Della Bella, Fustella e gli Scaramellini. La distilleria Giovan Battista Levi di Caluso in provincia di Torino , iniziò con Giacomo Levi di Fraciscio, che con un piccolo alambicco mobile prese a girovagare di paese in paese, giungendo nel Canavese. Rientrato a Fraciscio a fine inverno , come ogni anno, per attendere ai lavori agricoli, la stagione seguente tornò a Caluso ( 1868 ), dove si stabili definitivamente, aprendo una distilleria. Un altro Levi, Luigi, cominciò coi fratelli nel 1922 a San Colombano al Lambro. Un terzo Levi, Serafino, andò a produrre a Neive in provincia di Cuneo, il figlio Romano continua a produrre, tra le altre la "grappa ardita dell'uomo selvatico". Infine i Francoli, la ditta oggi più importante; lasciarono Campodolcino solo nel 1951 per Ghemme in Piemonte, dove oggi producono grappe e vini pregiati in un moderno stabilimento. Come risulta da questa ricerca il lavoro dei "grapat" rappresenta un'importante fetta dell'economia locale, che merita di essere approfondita.

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                       LA GRAPPA: NOTIZIE GENERALI E CURIOSITÀ

La produzione dell'acquavite, il più antico distillato storico, dall'Italia, si diffuse a partire dal XIV sec. nei paesi di lingua tedesca dove, all'inizio, veniva usata come rimedio contro la peste; proprio per questo la produzione di questa era riservata solo ai farmacisti e ai medici che si intendessero di chimica. Essa diventò subito una bevanda popolare e così nacquero i primi divieti. Le conseguenze nocive per la salute fecero sorgere dei movimenti che combattevano contro l'uso di bevande alcoliche che portò al proibizionismo della preparazione, del trasporto e della vendita di queste. Queste misure, fatte con buone intenzioni, fecero scalpore tra la gente e, attraverso la distillazione clandestina e il contrabbando, provocarono negli Stati Uniti il triste fenomeno del "GANGSTERISMO", cioè una criminosa attività della malavita organizzata. Questo "esperimento" che era stato fatto per ridurre il pericolo dell'alcolismo, fece solo del male così fu abolito. Alcuni paesi ancora oggi limitano la vendita di bevande alcoliche. All'inizio la grappa era solo usata nell'Italia settentrionale, ma grazie ad alcune campagne pubblicitarie, si diffuse per tutta la penisola. La grappa fa da base a tutte le bevande salutari trattate dalle erbe. La distillazione dell'acqua vite è contrassegnata col marchio dell'illegalità; le vinacce residue della produzione diretta del vino si presentano bene allo scopo, e così in ogni casa si trova della grappa, ed è quasi sempre migliore e più sana di quella prodotta nelle fabbriche. L'apparecchio per distillare di cui si servivano i contadini, e tuttora si usa, è chiamato ALAMBICCO; esso consiste in una caldaia in cui si mettono le vinacce da distillare: il vapore che si sprigiona viene raccolto da una sovrastatura della caldaia, elmo, poi raffreddato e portato allo stato liquido in un'apposita tubatura che fa da condensatore; sembra una fase semplice, ma in realtà è molto complicata: bisogna far attenzione che le vinacce non brucino e che il distillato non abbia dei "difetti". La grappa prodotta nel primo processo di distillazione non è raffinata, solo in seguito a distillazioni successive, essa acquista le qualità che ci si aspetta. Il distillatore consapevole del suo mestiere , durante la lavorazione si accerterà continuamente della qualità del prodotto; per controllare che l'acqua vite risulti buona si fa una piccola prova: agitando il bicchiere, sulla superficie del distillato si formano delle bollicine d'aria, che ci rimangono per un certo tempo, quanto è migliore la qualità, tanto più a lungo si mantengono le bolle. Per quanto benefica possa essere la grappa quando se ne fa un uso ragionevole, è altrettanto malefica quando la si beve in modo sbagliato, come per esempio abbinata al vino; infatti vino e grappa stanno fra di loro come cane e gatto. La grappa e la birra sono più compatibili, anzi in parecchie località il loro abbinamento fa parte della tradizione; esso viene molto usato nei Paesi nordici: un boccale di birra e un bicchierino di grappa vengono afferrati con una sola mano, in maniera che il loro contenuto si versi nella bocca in un'unica miscela. In caso di catarro, per riscaldarsi nelle giornate rigide, una tazza di tè con grappa produce degli effetti quasi miracolosi.

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                                     GRAPPA: LA PRODUZIONE

CONFERIMENTO DELLA VINACCIA IN DISTILLERIA:
ai primi di settembre avviene la consegna delle vinacce vergini cioè non fermentate; in ottobre e novembre, a seconda del vitigno, del tipo di vino e della zona geografica, vengono conferite le vinacce fermentate.
INSILAMENTO DELLE VINACCE:
per la fermentazione delle vinacce vergini e per l'utilizzo più prolungato possibile degli impianti. I sistemi di conservazione più utilizzati sono i sacchi di plastica (per piccole partite), i silos chiusi in cemento o acciaio e i contenitori aperti in cemento. L'importante è che le vinacce vengano compattate per eliminare la presenza d'ossigeno e acidificate fino a pH 3 circa per inibire l'insorgenza di eventuali alterazioni batteriche.
DISTILLAZIONE:
operazione che consentono di liberare dalla vinaccia le componenti volatili, concentrando la frazione alcolica e le sostanze aromatiche di pregio, separandone quindi da quelle di gusto sgradevole, basandosi sul principio che i vari elementi possiedono differenti punti di ebollizione. Per cui per ottenere un composto ricco di una particolare sostanza, in teoria sarà sufficiente raccogliere la condensa a una determinata temperatura. La tecnica distillatoria, pur evolvendosi continuamente, non ha mutato sostanza: sia ieri che oggi inizia con l'introduzione in caldaia dell'acqua e delle vinacce; la miscela viene portata ad ebollizione, il vapore che si libera porta con sé le varie sostanze e s'immette in una serpentina refrigerante dove, condensandosi, si trasforma in grappa. Il raffreddamento dei vapori avviene usando acqua comune in quantità inversamente proporzionale alla gradazione alcolica del distillato.
PER OTTENERE UN PRODOTTO SANO E RICCO DI ALCOOL SI EFFETUANO ALTRE OPERAZIONI:
DEFLAMMAZIONE: eliminazione delle impurità concentrando la frazione alcolica, cioè i vapori meno alcolici e più impuri vengono separati da quelli più alcolici ed eliminati.
DEMETILIZZAZIONE: riduzione della concentrazione di alcool metilico utilizzando apposite colonne di distillazione.
RETTIFICAZIONE: simile alla deflammazione, serve ad ottenere tramite distillazione frazionata, ripetuta più volte, uno spirito puro detto "alcool buongusto".
ANALISI DELL'IGENIGITA': verifica della rispondenza alle caratteristiche stabilite dalla legislazione.
IL PRODOTTO VIENE DILUITO: l'operazione permette di abbassare il grado alcolico mediante aggiunta di acqua distillata o demineralizzata. Si preferisce, infatti, estrarre l'acquavite a gradazione alcolica molto elevata sia per ridurre le quantità immagazzinate, sia perché maggiori sono le possibilità di eliminare componenti volatili sgradevoli. Infine il prodotto viene filtrato per eliminare l'intorbidimento, dovuto all'insolubilizzazione di una frazione aromatica rancido-oleosa.
Le varie componenti di un grappolo sono così ripartite:
80-85% mosto
9-12% bucce
3-4% vinaccioli
3-4% raspi.
Le percentuali dipendono ovviamente dal vitigno, dal grado di maturazione, dall'ambiente e dal clima. Tecnicamente per vinacce s'intende quanto rimane di un grappolo privato della fase liquida, ovvero dai graspi, intelaiature erbaceo legnosa; vinaccioli; bucce, dove si concentrano le sostanze aromatiche e coloranti; ed infine piccole quantità di polpa e mosto. Dal punto di vista normativo sono stati stabiliti: " il divieto delle pigiature troppo spinte; " l'obbligo di consegnare alla distilleria la totalità dei sottoprodotti; " il contenuto minimo d'alcool presente nei prodotti conferiti; " il termine di consegna, annualmente definito per legge in funzione del vitigno, della zona e del periodo vendemmiale. Tutto ciò serve a preservare la qualità delle vinacce e quindi della grappa. La vinaccia deve possedere al momento della distillazione un grado alcolico: ottimale intorno ai 4-5° per le vinacce rosse e ai 2-4° per quelle bianche; i gradi variano in seguito al tipo di fermentazione, che è il processo per cui gli zuccheri si trasformano in alcool.

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LA GRAPPA

La grappa è l'acquavite ottenuta dalla distillazione di vinacce consegnate alle distillerie dai produttori di vino italiani con apposite bolle di conferimento in cui deve essere specificata la dizione "da uve prodotte e vinificate in Italia": la distillazione di vinacce provenienti da altri paesi porterebbe alla produzione di una semplice acquavite di vinaccia che non può essere per nessun motivo denominata grappa. La prima fase è forse la più importante e riguarda lo stoccaggio e l'insilamento mirato al perfetto mantenimento della materia prima, le vinacce, indispensabile per l'ottenimento di un buon prodotto; le vinacce migliori sono quelle non torchiate molto cariche di liquido vinoso, che lascino alla vinaccia un grado di umidità variabile dal 55% al 70%, ciò permette di sfruttare al meglio la materia prima e di estrarre le caratteristiche organolettiche (aromi) dei vitigni di origine. E' comunque importante sapere che se la materia prima è migliore il distillato risulta più pregiato e di qualità. Produrre acquavite significa ottenere la formazione di sapori e aromi gradevoli e tipici, di conseguenza la distillazione rappresenta lo stadio critico di tutto il processo produttivo. I primi alambicchi erano piccoli e rudimentali, ma l'opera assidua dei mastri distillatori ha portato, attraverso ad una continua sperimentazione, a dei miglioramenti. I metodi di distillazione più usati sono tre: - distillazione con sistema continuo - distillazione con sistema discontinuo a caldaia - distillazione con sistema discontinuo a bagnomaria.
DISTILLAZIONE CON ALAMBICCHI A FUNZIONAMENTO CONTINUO:
questa operazione viene fatta con una macchina chiamata "disalcolatore" che è costituito da tre tubi sovrapposti, all'interno dei quali si trova una coclea che trasporta le vinacce dall'alto al basso fino all'espulsione delle stesse vinacce. Dall'estremità inferiore dell'apparecchio viene immesso il vapore che colpisce direttamente la vinaccia. Il ricavato di questa operazione viene detto "flemma"; successivamente la stessa viene immessa nella "Colonna di Rettifica" e ridistillata ottenendo una soluzione idroalcolica; questa è l'operazione più importante per il distillatore, dove si può procedere a dare l'impronta e la personalità al distillato.

DISTILLAZIONE CON ALAMBICCHI A FUNZIONAMENTO DISCONTINUO DISTILLAZIONE CON CALDAIETTA: questo tipo di distillazione è completamente diversa dalla precedente. Si procede al caricamento della vinaccia all'interno della caldaietta con appositi cestelli per poi procedere con la cosiddetta "cotta" cioè alla vera fase di distillazione; la durata di questa operazione è di circa trenta minuti nei quali, una volta caricata la vinaccia e sigillata la caldaietta, viene immesso il vapore dall'estremità inferiore della stessa che incontra la vinaccia posta sui cestelli estraendo una gran parte di alcool e di aromi. A cotta ultimata si procede all'operazione di "scaricamento" delle stesse.
DISTILLAZIONE A BAGNOMARIA: per questo tipo di distillazione serve un alambicco formato da un nucleo centrale con dei fori praticati "a nido d'ape" e da una camicia esterna a calotta rovesciata: prima si carica l'alambicco adagiando la vinaccia nei cestelli, successivamente, sigillato lo stesso, viene immesso nel vapore dall'estremità superiore della camicia esterna. Il vapore avvolge il nucleo centrale e penetra nello stesso dai fori che si trovano nella parte inferiore per incontrare la vinaccia adagiata sui cestelli ed estrarre l'alcool e le sostanze aromatiche contenute nelle bucce. Il vapore carico di tutte queste sostanze viene poi condotto in colonna dalla quale uscirà allo stato liquido.
IL TAGLIO DELLE "TESTE" E DELLE "CODE"
Questa operazione consente di dividere la frazione migliore del distillato, il "cuore" dagli alcoli nocivi e dalle sostanze sgradevoli. Lo strumento fondamentale per eseguire questa operazione è l'alcolometro immerso nel distillato nella provetta di saggio che con le sue indicazioni consente al distillatore di procedere nel modo migliore. E' in questa fase che viene separeto l'alcool metilico da quello etilico e vengono tolti quegli acidi che darebbero alla grappa sapori pungenti e profumi decisamente cattivi. Possiamo dire che di circa 10 litri distillato 7- 7,5 costituiscono il "cuore", mentre quelli restanti il taglio delle teste e delle code.
L'AFFINAMENTO E L'INVECCHIAMENTO
La grappa dopo le operazioni di distillazione di una fase di stabilizzazione e di riposo, che può avvenire sia in recipienti di acciaio, sia in botti più o meno grandi di legni pregiati e selezionati. La prima soluzione mantiene il prodotto incolore e i profumi schietti e freschi, il passaggio in legno dona al prodotto un colore ambrato e paglierino ed arrotonda molto i profumi che ritrovano nuovi equilibri con i tannini ceduti dal legno delle botti. Mentre la fase di affinamento è assolutamente a discrezione del produttore mentre l'invecchiamento vero e proprio avviene sotto la vigilanza del funzionario dell'Ufficio Tecnico di Finanza, che cura e certifica tutte le operazioni dal momento dell'introduzione fino all'estrazione dal Magazzino Fiduciario. Il periodo di invecchiamento non ha regole fisse; è comunque opportuno ricordare che la grappa viene denominata "invecchiata" dopo un periodo di riposo nelle botti per almeno 12 mesi e "riserva" quando si è raggiunto i 18 mesi di invecchiamento.
TRASFORMAZIONE E DILUIZIONE
Molto importanti sono anche le operazioni cosiddette di trasformazione, cioè di diluizione e di riduzione di grado, che per l'aggiunta di acqua, senza minerali, e di zucchero (nelle percentuali consentite dalla legge) vanno a modificare l'equilibrio del distillato creando una nuova massa molecolare, che necessita di nuove operazioni di purificazione e stabilizzazione. Generalmente il processo di stabilizzazione più usato è quello della refrigerazione della massa, che consente di arrivare alla migliore separazione degli olii amilici contenuti nella grappa, causa principale di odori sgradevoli e dell'intorbimento del prodotto. A questo punto la grappa è pronta per essere imbottigliata.

 

 

 


OPTIMUM POTOR
OSSIA IL VERO BEVITORE,
NON TRACANNA LA GRAPPA IN UN FIATO,
MA INIZIA ESAMINANDONE IL COLORE,
LA LIMPIDEZZA, IL PROFUMO E IN ULTIMO IL GUSTO,
METTENDO IN BOCCA UNA PICCOLA QUANTITA' DI LIQUIDO
CERCANDO… CERCANDO… CERCANDO…
SENSAZIONI

 

 

ASPETTO VISIVO
La grappa deve essere limpida, naturalmente cristallina per grappe non invecchiate, con varie tonalità e riflessi di colore per quelle invecchiate e aromatizzate.
ASPETTO OLFATTIVO
Con l'odorato si traggono le principali sensazioni sul prodotto: equilibrio, armonia, intensità e franchezza dei profumi. Analizzare il distillato prima a bicchiere fermo e poi facendolo velocemente ruotare per poter avere una sensazione completa.
ASPETTO GUSTATIVO
Soffermare il liquido sulle primi parti della lingua e del palato per farlo scorrere verso la gola senza più soffermarlo.
I PUNTI SUI QUALI DARE UN GIUDIZIO SONO: ARMONIA, FRAGRANZA, FINEZZA E PERSISTENZA.

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                            LA STORIA DELLA VAL SAN GIACOMO

La Val San Giacomo o Valle Spluga fa parte della Valchiavenna ed è attraversata dal fiume Liro. Solo nel 1985 fu intrapresa una ricerca archeologica sistematica sull'ampio falso piano del Pian dei Cavalli tra i 2000 e i 2300 metri di altitudine al confine tra i comuni di Campodolcino e Madesimo. Furono trovate tracce di un accampamento paleo-mesolitico (circa 10000 anni fa) risalente all'epoca immediatamente post-glaciale.Presso il lago di Montespluga fu ritrovato un coltello di bronzo del IX secolo a.C. Interessanti sono i tasselli rettangolari tagliati nella roccia, chiamati SCRIBAITA e situati a VHO. Sul loro significato si sono fatte alcune ipotesi, ma finora non è stato svolto alcuno studio scientifico in materia. Tra i primi abitanti della Valchiavenna ci furono i Liguri, ma di loro non si sa ancora molto. E' probabile la presenza in Valchiavenna dei Reti, ma di essi non si riconoscono le origini. Comunque dal nome di questo popolo prendono il nome le Alpi Retiche che contornano la valle. Tutte le zone alpine furono in seguito esposte a influssi Celtici. Un TOPONIMO sicuramente Celtico è quello di TARVESSEDUM corrispondente forse alla località di Campodolcino. L'epoca romana iniziò in Lombardia già nel 218 a. C. con le colonie romane a Cremona. Solo nel 15 a. C. però la Valchiavenna diventò parte dell'Impero. DRUSO e TIBERIO, mandati da Cesare, dopo l'occupazione della Rezia intrapresero la costruzione di due strade di transito attraverso lo Spluga e il Giulia (JULIER). la strada dello Spluga, da Coira a Chiavenna è indicata in alcuni documenti dei primi secoli dopo Cristo. Nel periodo di Diocleziano la valle fu assegnata al MUNICIPIUM di COMO e alla PROVINCIA TRANSPADANA. Anche se sono chiamati spesso "ROMANI", il ponte sulla Rabbiosa A Campodolcino e quello vicino alla "Dogana Vegia" a nord di Madesimo, furono costruiti nel periodo medioevale. Nel periodo medioevale quando si parla di "regione retica" si indicano i territori che comprendono la RHAETIA CURIENSIS (cantone svizzero dei Grigioni) e la provincia di Sondrio o Rezia Cisalpina. S. Ambrogio istituì nel 378 la diocesi di Como con la consacrazione del primo vescovo Felice. Nel 453 ebbe inizio la diocesi di Coira che comprese i territori transalpini della diocesi di Como. Da ricordare l'abbazia di DONA, presso Prata, fondata intorno al 1180 che favorì il popolamento della valle. Verso il 1274 ebbe inizio nella regione Retica l'immigrazione WALSER, popolazione di ceppo alemannica. Comunque a sud dello spartiacque alpino ci furono solo sporadiche infiltrazioni di nuclei familiari. Il popolamento della valle cominciò a prendere consistenza nell' XI secolo e si intensificò nei due secoli successivi. E' segnalata una chiesa nel villaggio di S. Giacomo da un documento del 1119. Pare che Guglielmo d'Orange, cavaliere alla corte dell'imperatore Enrico IV e poi santo eremita, scelse come suo romitaggio una grotta presso il Liro non lontano dalla chiesa di S. Giacomo, dove sorge l'attuale chiesa di San Guglielmo. Probabilmente in questo periodo funzionavano entrambe le strade che avevano come direttrice una quella del Cardinello e l'altra quella di Madesimo-Andossi-Stuetta. Il primo documento che parla esplicitamente della Val S. Giacomo è riportata dal Crollalanza e risale al 1205. Nel 1473 il "patto della FYAMALA" regolò i traffici tra Coira, Splugen, Chiavenna e il Passo dello Spluga fu privilegiato tra tutti i passi retici. Nella valle sorsero allora aziende di spedizione, servizi di manutenzione stradale e di corrieri regolari, scuderie per cavalli e depositi per colli, che diedero lavoro alla popolazione della valle. Una data di storia religiosa da ricordare è quella del 10 ottobre 1492 quando, nel luogo dove ora sorge il santuario di Gallivaggio, apparve la Madonna a due fanciulle. Verso il 1500 i Francesi, che si erano impadroniti della Lombardia, estesero il loro dominio fino alle alpi Retiche, dopo aver saccheggiato Chiavenna nel 1499. Nel 1512 iniziò per la Val San Giacomo una nuova epoca con il dominio dei Grigioni che durerà fino al 1797. Nel periodo dei Grigioni la Val San Giacomo godette della conferma dei diversi privilegi ottenuti dai duchi di Milano. Mentre a Chiavenna e a Piuro c'erano un commissario e un podestà Grigioni, gli abitanti della Val San Giacomo furono autorizzati a scegliere un MINISTRALE tra gli abitanti della valle. La Val San Giacomo non venne sostanzialmente toccata dalla RIFORMA anche se ci furono ripercussioni per i fatti accaduti in Valtellina nel 1620 con il cosiddetto "sacro macello". Nel periodo dei Grigioni la Via Coira-Thusis-Chiavenna divenne sempre più frequentata. Si trasportavano pelli, grano, ed enorme quantità di cotone. L'epoca del dominio dei Grigioni finì con la proclamazione della repubblica CISALPINA (9 luglio 1797) nel periodo napoleonico. Siccome la Dieta di Coira decise di non dar vita ad una IV Lega a parità di diritti, Chiavenna e la Valtellina decisero di staccarsi definitivamente dalle Tre Leghe. La Val San Giacomo chiese, invece, di essere riconosciuta come facente parte dei Grigioni, senza privilegi, ma a pari diritti. Il direttorio della repubblica Cisalpina, su pressione di deputati chiavennaschi, decise di costringere con la forza renitenti all'obbedienza. Si concluse così un lunghissimo periodo di rapporti intensi con i Grigioni. Le sorti della valle furono, d'ora in poi, legate a quella della Lombardia. Dopo la repubblica Cisalpina la Valchiavenna fece parte del Regno d'Italia (1805) e poi passò agli Austriaci formando il Lombardo- Veneto fino alla seconda guerra d'Indipendenza quando la Lombardia passò al Regno del Piemonte fino all'unità d'Italia. Con il dominio napoleonico la Val San Giacomo perse i suoi antichi privilegi; sotto gli Austriaci cessò anche l'autonomia amministrativa. Si concludeva così l'esistenza della gloriosa "Vallis Sancti Jacobi magnifica Communitas". Sotto gli Austriaci, in ogni modo, fu costruita la strada carrozzabile per lo Spluga e nel 1838 furono costruiti i tornanti che da Campodolcino portano a Pianazzo. Quest'impresa diede alla valle lavoro e prosperità per alcuni decenni. Fu anche organizzata l'istruzione elementare affidata alla comunità del villaggio. Il regno dei Savoia non mostrò interesse per la valle e lo Spluga; l'apertura della galleria ferroviaria del San Gottardo nel 1882 fu una vera catastrofe per la valle perché il traffico delle merci si spostò sul nuovo asse. Seguirono anni di depressione economica e di emigrazione. Lo sviluppo turistico in Campodolcino e Madesimo e il commercio di frontiera cominciarono a dare lavoro alla gente della valle. Dagli anni '20 agli inizi degli anni '60 la maggior fonte di lavoro fu costituita dalla costruzione di imponenti impianti idroelettrici che attivarono una transitoria immigrazione di manodopera. Nel 1973 si costituisce la Comunità Montana della Valchiavenna.

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       CARDUCCI: "IL LUOGO È BELLISSIMO E L'ARIA È STUPENDA"


Tra i personaggi noti che hanno visitato la Val S. Giacomo c'è il poeta Giosue Carducci (1835- 1907); egli ha lasciato un'impronta importante nella nostra valle. Nell'estate del 1888 Carducci visitò per la prima volta Madesimo, su consiglio del clinico Augusto Murri, per curarsi con le acque del posto. Il 19 luglio, a Como, si imbarcò su un battello accompagnato dal Sindaco della città; prima di recarsi a Madesimo si fermò a Chiavenna ospitato da Pollavini che il giorno seguente fece visitare la città al poeta. Appena Carducci arrivò alla sua meta, fu subito entusiasta: "Il luogo è bellissimo, l'aria stupenda: ho una stanza ottima, la villa in una posizione che non si potrebbe desiderare di meglio [...]. Io sto nel più bel edificio del paese, la Villa Adele; ed ho una camera bellissima, con due finestre a mezzogiorno, ariosa dunque e spaziosa come ci vuole per me." Dal 1888 al 1905, due anni prima di morire, Carducci fu per quindici estati a Madesimo. La presenza del poeta in questo paese, contribuì a renderlo famoso in tutta Italia, grazie ai bagni "miracolosi" del posto: " Io tutte le mattine faccio un bagno d'immersione con spugnature in acqua che dai sedici gradi vanno agli otto". Nel 1889, dieci giorni dopo essere rientrato a Bologna, fu colpito da una paralisi al braccio destro e, nonostante qualche miglioramento, iniziò per lui il declino. Nel 1896 Carducci fu nominato presidente onorario dalla società per Madesimo (una specie di pro loco). Cinque anni più tardi gli fu conferita la cittadinanza onoraria con consegna della pergamena da parte del principe Caracciolo. Verso il 1905 Carducci lasciò la sua Madesimo per sempre. Nel 1907, a Bologna, morirà nella sua casa, dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura. Oggi al poeta sono dedicate la via centrale di Madesimo e la sede della scuola elementare, dov'è stata murata la lapide.


SANT'ABBONDIO
Nitido il cielo come in adamante
D'un lume del di là trasfuso fosse,
Scintillan le nevate alpi in sembiante
D'anime umane da l'amor percosse.

Sale da i casolari il fumo ondante
Bianco e turchino fra le piante mosse
Da lieve aura: il Madesimo cascante
Passa tra gli smeraldi. In veste rosse.

Traggon le alpigiane, Abbondio santo,
A la tua festa: ed è mite e giocando
Di lor, del fiume e de gli abeti il canto.

Laggiù che ride de la valle in fondo?
Pace, mio cuor; pace, mio cuore. Oh tanto
Breve la vita ed è sì bello il mondo!

Giosue Carducci
Madesimo, 1 settembre 1898
(da Rime e ritmi)

COMMENTO DELLA POESIA "S. ABBONDIO"

La poesia "S. Abbondio" di Carducci è un sonetto, cioè una composizione poetica di 14 versi divisi in due quartine e due terzine. I versi sono endecasillabi, cioè di undici sillabe. Le rime seguono questo schema: ABAB- ABAB- CDC- DCD. S. Abbondio veniva festeggiato il 31 agosto, perché è il patrono della diocesi di Como. Le prime due strofe sono descrittive, cioè descrivono il paesaggio montano che piaceva tanto a Carducci. Il cielo è limpido come un diamante e le cime delle montagne imbiancate scintillano come anime amate. Dalle case esce il fumo che si nota in mezzo agli alberi. Anche il torrente, che attraversa Madesimo, sembra scorrere attraverso delle gemme tanto è limpido la sua acqua. E' giorno di festa, e le alpigiane sono vestite con i colori dei costumi locali. Durante la festa si leva il canto che si mescola a quello dei ruscelli e del vento tra gli alberi . E' un paesaggio che reca al cuore la pace. Non ci sono in questo sonetto motivi di dolore, ma tutto sembra ridere e infondere nell'animo allegria e voglia di vivere.

 

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ETICHETTATURA

L'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari non devono indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto e precisamente sulla natura, sulla identità, sulla qualità, sulla composizione, sulla quantità, sulla durabilità, sul luogo d'origine e provenienza, sul modo di ottenimento o di fabbricazione del prodotto stesso. L'etichettatura non deve essere tale da indurre ad attribuire al prodotto proprietà atte a prevenire, curare o guarire malattie umane né accennare a tali proprietà che non possiede; non devono, inoltre, evidenziare caratteristiche particolari, quando tutti i prodotti alimentari possiedano le stesse caratteristiche. I prodotti alimentari preconfezionati destinati al consumatore devono portare le seguenti indicazioni: la denominazione di vendita, l'elenco degli ingredienti, la quantità netta, il termine minimo di conservazione (TMC) o la data di scadenza, il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede o del fabbricante o del confezionatore, la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento, il titolo alcolometro volumico effettivo per le bevande aventi un contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume, una dicitura che consente di identificare il lotto di appartenenza del prodotto, le modalità di conservazione e di utilizzazione qualora sia necessario l'adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto, le istruzioni per l'uso, il luogo d'origine o di provenienza. Per ingrediente s'intende qualsiasi sostanza, compresi gli additivi, utilizzata nella fabbricazione o nella preparazione di un prodotto alimentare, ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma modificata. L'indicazione degli ingredienti non è richiesta: nei prodotti costituiti da un solo ingrediente, salvo quando è disposto da norme specifiche, a condizione che la denominazione di vendita sia identica al nome dell'ingrediente, cioè consenta di conoscere l'effettiva natura dell'ingrediente; nelle acqueviti e nei distillati, nei mosti e nei vini, nei vini spumanti, nei vini frizzanti, nei vini liquorosi e nelle birre con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume. Il termine minimo di conservazione è la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione; esso va indicato con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro" quando la data contiene l'indicazione del giorno, o con la dicitura "da consumarsi entro la fine" negli altri casi, seguita dalla data oppure dalla indicazione del punto della confezione in cui essa figura. La data di scadenza è la data entro la quale il prodotto alimentare va consumato; essa va indicata con la dicitura "da consumarsi entro " seguita dalla data oppure dalla indicazione del punto della confezione in cui essa figura. E' vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza, a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione (art. 10). Per lotto si intende un insieme di unità di vendita di una derrata alimentare, prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze praticamente identiche. I prodotti alimentari non possono essere posti in vendita qualora non riportino l'indicazione del lotto di appartenenza. Per i prodotti alimentari non preconfezionati l'indicazione del lotto figurativo sull'imballaggio o sul recipiente o, in mancanza, sui relativi documenti commerciali di vendita. La denominazione di vendita, la quantità, il termine minimo di conservazione o la data di scadenza nonché il titolo alcolometrico effettivo devono figurare nello stesso campo visivo. I prodotti alimentari non preconfezionati o generalmente venduti previo frazionamento, anche se originariamente preconfezionati, devono essere muniti di apposito cartello, applicato ai recipienti che li contengono ovvero applicato nei comparti in cui essi sono esposti.

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VOR DER ERNTE BIS IN GLAS

Beim Einmaischen werden die Früchte sortiert, von Stengeln, Rispen, Dolden und Steinen getrennt. Anschliessend wird die Maische in gute Fässer gefüllt. Die Gärung sollte langsam und somit aromaschonend erfolgen. Nach optimalen Gärverlauf brennt man nach altem Brauch im Rauh- und Feinbrandverfahren. Der Schnaps wird abgefüllt, er wird dunkel gelagert und er gewinnt durch die Zeit an Reife und Qualität. Das Naturprodukt kommt unverfälscht in die Flasche.

HöFLEIN

In Höflein im Ortsteil wurde früher in vielen Bauernhäusern Schnaps gebrannt. Es wurde vorwiegend Zwetschgen und Birnen gebrannt. Heute erzeugt man aus vielen bodenständigen Obstarten feinste Destillate und man hat 12 verschiedene Sorten Obstbrände und 7 Sorten Geistbrände. Man bietet auch Liköre, Trinkbranntweine und Magenbitter an. Die Obstbrände sind 100% reines Fruchtdestillat, garantiert ohne Zusätze und Aromaverstärker. Seine Edelbrände sind: Birnen Hausbrand, Apfel Hausbrand, Kirschen Hausbrand.

GASTRONOMY: TYPICAL DISHES

These are not sophisticated dishes, with simple and natural ingredients that has not change through the centuries. The brisaola, the pride, the ham, the small salami, the cheese and the good wine are seasoned in the crotto; the mountain provides the "piote" or stones used to cook meat and vegetables. As a result, we have pork hops, sausages, potatoes, onions "alla piota", unique cultural heritage of ancient times, where primitive men cooked only on red-hot stones. Imagination and needs later created dishes like pizzocheri of Chiavenna and polenta taragna. These dishes are very good because they match few simple, essential and real elements.

CROTTO

The crotto is a natural cavity formed by a whole of huge boulders which came from off the mountainsides in the prehistoric age. A uniform temperature draught (+6°/+8°) called "sorel", blows from the small openings of these blocks making it an ideal place for the seasoning of local products. However, "crotto" means much more for ther inhabitants of Val San Giacomo: it is an opportunity to enjoy someone's company in the room situated next or above the cavity, and of course a place to have good food wine.

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CONCLUSIONE

Capita che a 18 anni si scoprano cose del proprio ambiente che non si conoscevano per niente. E viene voglia allora di frugare tra libri, di intervistare persone, di farsi raccontare quello che è successo. E' cosi che s'impara ad amare la storia? Io credo di sì, perché questo lavoro che ho intrapreso per i miei esami di 5^ Alberghiera, mi ha appassionato e mi ha dato l'occasione di aprire una finestrella sulla storia particolare della mia valle. Le difficoltà non sono mancate, ma la soddisfazione di avere concluso un lavoro è davvero grande. Ringrazio per questo tutti quei professori che mi hanno aiutato.

Levi Elena

 



Levi Elena ha consegnato la sua ricerca a Romano Levi.
(nella foto Romano con alcuni parenti di Fraciscio)

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All'età di 79 anni è morto Romano Levi.
Originario di Fraciscio è morto nella sua Neive il "Grappaiol Angelico" come lo definiva Veronelli: il Grappaiolo più famoso al Mondo.

.LEGGI GLI ARTICOLI DEL QUOTIDIANO
"LA PROVINCIA DI SONDRIO" E
DEL QUOTIDIANO "LA STAMPA"


Lutto
Giovedì 11 marzo 2010 è morta Levi Lidia, sorella del povero Romano il "grappaiol Angelico" come lo chiamava il Veronelli.


Lidia è andata da Romano.
articolo di Sergio Miravalle
pubblicato su "La Stampa"

Romano Levi al "grapat"

La grappa nella Val di Giüst

di Levi Elena

La grappa nella Val di Giüst
I Grapat della Val di Giüst
La grappa: notizie generali e curiosità
Grappa: la produzione

La grappa

La storia della Val San Giacomo
Carducci: il luogo è bellissimo e l'aria è stupenda
Etichettatura
Vor der ernte bis in glas
Conclusione


Levi Elena in visita alla mostra biografica su Romano Levi

Per almeno tre secoli Fraciscio e Campodolcino hanno esportato distillatori meglio conosciuti come "grapat". Ci sono documenti che parlano di grapat che nel 1700 partivano da Fraciscio con una cariola atrezzata da alambicco per spostarsi nelle zone di produzione vinicola all'inizio di autunno.
Ovviamente molti di costoro finivano per trsferirsi definitivamente sui luoghi di lavoro per impiantare delle vere distillerie.
Il "grapat" più famoso è senz'altro Romano, Levi (nella foto sopra) figlio di Levi Serafino di Fraciscio . Il giovane Serafino partito dal paesello andò a stabilirsi a Neive in provincia di Cuneo dove si sposò e fondò la distilleria divenuta la più famosa al mondo. Morto giovane tocco al figlio Romano con la sorella Lidia a portare avanti la distilleria che ancora oggi porta il nome del padre:
< distilleria Serafino Levi> appunto.

Di Romano e il suo lavoro si è interessata anche la stampa nazionale ed internazionale; Der Spigel lo ha celebrato in un articolo come <il produttore più esclusivo d'Italia >. Veronelli, che lo battezzò < il grappaiolo angelico >gli ha dedicato un libro giunto alla terza ristampa dal titolo: < Le etichette di Romano Levi > a cura di Beppe Orsini ed edito da : < Veronelli Editore >. Romano disegna personalmente l' etichetta di ogni bottiglia, una diversa dall'altra.
Tra i suoi clienti più famosi annovera Versace, Benetton, Ferrè, il povero Ferrari, Bocelli, Schröder ecc... eccc... impossibile elencarli tutti. Molto conosciuto in Germania dove una sua bottiglia viene quotata sui 100 euro.
Anche i tedeschi gli hanno dedicato un libro dal titolo: < Romano Levi Künstler, legende Grappabrenner > di Reinhard Hund e Giovanni Scurti edito da Reinhald Hund.

Scrive di lui il settimanale Panorama: a dispetto di tutte le regole del marketing, Levi non ha distributori, non compare sull'elenco telefonico, non ha insegne per la strada, non ha neanche il nome sul campanello. Per degustare la sua grappa occorre andare di persona a Neive. Un impresa che non sempre giunge a buon fine: spesso gli aspiranti compratori se ne tornano a casa a mani vuote. Eppure, ogni giorno decine di visitatori si presentano nella distilleria. Arrivano dai paesi vicini, ma anche da città lontane migliaia di chilometri. A testimoniarlo, le centinaia di biglietti da visita in tutte le lingue del mondo affissi sulla parete del suo laboratorio.

Romano Levi è il POETA DELLA GRAPPA.         Lelo.