Don Abramo Levi

Abramo Levi è nato a Fraciscio di Campodolcino (So) nel 1920. Prete nel 1943. 
Tra le sue pubblicazioni:
Teresa di Lisieux; ed. Vallecchi, 1967.
Un vescovo fatto popolo, Oscar A. Romero; Morcelliana, 1981.
Lettere dalla Valtellina; Cens, 1987.
Il mostro e la sapienza; Gribaudi, 1989.
Spartiacque; L’officina del libro, 1994.
ABRAMO LEVI
Spartiacque
Illustrazioni in bianco/nero – pp. 160
L’officina del libro – 1994 – Prezzo: 10.00 €

Il racconto si dipana lungo il sentiero che risale la valle sotto al pizzo Stella, in Valle Spluga, e raggiunge il valico che segna lo spartiacque tra il bacino del Mare del Nord e il Mediterraneo. Attraverso l’occhio di una cinepresa e un misterioso manoscritto, si aprono, su vari piani, scene del passato recente e di quello millenario della valle.

Al suo paese natale, Fraciscio, e alla sua valle, la Val di Giüst, don Abramo Levi ha dedicato un libro: Spartiacque. Il racconto si dipana lungo il sentiero che risale la valle sotto al pizzo Stella, in Valle Spluga, e raggiunge il valico -chiamato “il Vertice”- che segna lo spartiacque tra il bacino del Mare del Nord e il Mediterraneo. Attraverso l’occhio di una cinepresa e un misterioso manoscritto, si aprono, su vari piani, scene del passato recente e di quello millenario della valle.

… «Vediamo come il nostro manoscritto descrive la zona che stiamo osservando: 
Brulla, dalle rocce nude, aspre, lacerate dai ghiacci, tormentate dai venti, aperta a tutte le intemperie, questo valico che i montanari chiamano latinamente culmen, presentava anche nella piena estate, la visione desolata di una natura morta. Due laghi incastonati tra le livide rocce ricreavano alquanto col loro azzurro cupo l’occhio del viandante che vi si avventurava. Il Lago Nero da una parte, verso la Sosta, e il Lago delle Streghe dall’altra, verso Valpiana. 
D’inverno tutto spariva sotto la neve e i ghiacci. Solo una croce elevatavi nel mezzo dalla fede dei montanari segnava la via da passare e con le sue braccia tese proteggeva i viandanti dalla furia degli elementi». 
«Come mappa è un po’ schematica -commentò il Battista quand’ebbe finito di leggere-. Qui ci sono parecchi altri laghi e laghetti, ciascuno con il proprio nome e la sua storia. Sennonché il manoscritto ha una sua storia da raccontare e in questa storia entrano solo questi due laghi: uno il lago della disperazione, l’altro della speranza. In mezzo, la Croce. Facciamo ora una verifica di tutta la storia raccontata nel manoscritto. Una storia di contrabbandieri fatta passare come una storia di cacciatori». 
«È da dire -a giustificazione del manoscritto- che al tempo di Piero e Raffaele il divario fra cacciatori e contrabbandieri a stento si sarebbe potuto notare. Né i contrabbandieri, e questo va da sé, ma neanche i cacciatori erano in regola con la legge. Porto d’armi, licenza di caccia eran frivolezze da signori per gli uomini di quel tempo. Il grande principio che governava la caccia era che, se si mirava giusto, l’animale selvatico cadeva anche se il cacciatore non aveva in tasca la licenza. Ma, a parte questo, ciò che riduceva ulteriormente il divario tra cacciatori e contrabbandieri era che sia gli uni sia gli altri lo facevano per ragioni di sopravvivenza, spinti da necessità, proprio come i cacciatori che in tempi antichissimi avevano trovato una specola sù al Pian dei Cavalli da dove controllare i movimenti della selvaggina. 
«Ma ora palpiamo il manoscritto per saggiarne i punti di minore resistenza, sfrondati i quali verrà fuori una storia di contrabbandieri invece che di cacciatori»…

 

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