Saluto di don Pietro Beretta

Questa è l’ultima Messa che celebro con voi e per voi
– almeno, come parroco -,
e quindi vi saluto. Purtroppo, dopo solo due anni, è già giunto il momento di lasciarci. Che dire? Sia fatta la volontà di Dio…
Sono stato molto contento
– non lo avrei mai immaginato-
di essere parroco contemporaneamente,
anche se per pochi mesi,
a Madesimo e nel paese natale e di battesimo del Fondatore. E’ stata una cosa che ha superato ogni mio desiderio. Ma ora il Signore
mi chiama altrove. E, se ha
permesso questo cambiamento, vuol dire che qui, in questo frangente,
è meglio un altro parroco,
come io, probabilmente,
sono meglio da un’altra parte.
Anche per motivi di salute; perché, sinceramente, questo continuo “su e giù” per la montagna, da una parrocchia all’altra, non è il massimo per uno che ha qualche problema di udito e di pressione.
Quest’ “altra parte” per me adesso è la città di Novara, dove andrò per l’attività pastorale e come Superiore
di una Comunità educativa
per minori stranieri
non accompagnati.
Spero di poter tornare con loro per trascorrere qualche giorno di vacanza a Capodanno.

Mi conforta il pensiero che
vescovo di Novara è il mio
compaesano – e quasi coetaneo – Franco Giulio Brambilla. Siamo infatti cresciuti insieme in Oratorio a Missaglia, e con lui ho condiviso tante iniziative, compreso i campi estivi
a Rima Valsesia, lì vicino.
Pregate il Signore per me, perché renda feconda questa mia nuova missione fra i giovani, o per lo meno non arida, come quella dell’economo-amministratore, che ho svolto in questo biennio.
A Novara ci vado volentieri, come, del resto, sono sempre andato volentieri in tutti
i posti che mi sono stati autorevolmente proposti.
Ho sempre detto di sì, e
non mi sono mai pentito. Anzi!
Ormai ho perso il conto delle “obbedienze” che ho fatto: questa deve essere
la quindicesima! Le mie diverse esperienze di vita
e di ministero mi hanno però sempre arricchito.
L’importante è avere la coscienza a posto ed essere sicuri di avere sempre cercato di fare il proprio dovere. Cambiare oltretutto mantiene giovani. Quando infatti si comincia a dire “si è sempre fatto così”, è finita: non è certo un buon segno…
Il mio ruolo qui, soprattutto
in questi ultimi mesi, è stato
più che altro “di transizione”.
Ho cercato di mediare
con carità e pazienza
il passaggio da un parroco all’altro, facendo del mio meglio. Per lasciare almeno un buon ricordo.

Ringrazio i confratelli, i membri del Consiglio pastorale ed economico e tutti
i collaboratori.
Auguro un buon lavoro al mio successore, don Marco,
e al nuovo collaboratore,
don Adelin.
Se la nascita è un bellissimo evento, la rinascita è il vero
evento! Di quest’altra esperienza pastorale
in Vallespluga mi rimarrà
perciò impresso in particolare
il ricordo del mio 70° compleanno e soprattutto del
mio complibattesimo al fonte
battesimale, dove è stato battezzato san Luigi Guanella. Essendo nei suoi luoghi santi
vi saluto con questo suo augurio: “Il tuo pensiero sia sempre puro come l’aria del bel mattino; la tua memoria sia sempre sgombra da ogni nebbia e il tuo buon cuore sia sempre limpido e fervido come i raggi del sole”.

Carissimi amici e parrocchiani,
ringrazio sinceramente ciascuno di voi per i vostri pensieri di saluto e di augurio.
Per il passato bisogna solo dire “grazie”, soprattutto
se sono luoghi e ricordi belli
e indimenticabili, come quelli che ho vissuto ultimamente.
E’ bello e fa bene ricordare
il bello, perché tutto è dono. Purtroppo nella vigna
(nella vita) ci sono anche sassi
e spine, ma, senza di questi, che farebbe il vignaiuolo? E perciò, quando si manifestano pensiamo anche alle esperienze di prova, fatica, avversione, e anche calunnia,
che ha dovuto affrontare nella sua esistenza il nostro Fondatore, don Guanella.

Sì, la nostra vita conosce rose e spine, ma la grazia di Dio
ci rende capaci di cogliere
il profumo e la bellezza della rosa e di evitare di essere punti dalle spine del suo gambo; anzi, se qualche volta
la spina è riuscita a penetrare nel contesto del nostro apostolato, lo Spirito Santo
ci dà la luce per individuarla
e la pazienza e la premura
per toglierla.
D’altronde, come diceva Guanella – e come avevamo fatto scrivere sul cartoncino di invito agli inizi del nostro ministero ordinato – “il bene non si può fare che salendo il cammino faticoso del Calvario”.
Preghiamo a vicenda, perché sia bella anche questa nostra nuova esperienza.
Che il Signore benedica anche questi nostri nuovi inizi.
Un caro saluto/augurio
da Novara. Pace e Bene

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